Pensioni, è ufficiale: ora lavoreremo anche a 80 anni | Passata la circolare più scandalosa degli ultimi 100 anni

Anziano in lacrime - foto (C) Teleone.it
Se non si sta attenti a certi dettagli, quello che sembra un imprevisto può trasformarsi in un problema parecchio grave,
Ci sono degli aspetti mondo del lavoro, e in particolare in ambito contributivo, che molto spesso rimangono nel dimenticatoio, e dei quali è necessario informarsi. Fino all’ultima riga di contratto. Il versamento regolare dei contributi previdenziali da parte delle aziende per i propri dipendenti è, insomma, una questione fondamentale. Si tratta di un meccanismo che non permette ai lavoratori soltanto di accumulare i requisiti necessari per la pensione, ma garantisce anche copertura diverse altre tutele sociali, come in caso di malattia o maternità, per fare soltanto qualche esempio.
Quando un’azienda omette di versare i contributi, il dipendente potrebbe trovarsi in gravi difficoltà, proprio quando arriva il momento della pensione. Il calcolo degli anni lavorativi riconosciuti dall’INPS potrebbe infatti, per effetto di alcuni “errori” – che spesso, soltanto semplici errori non sono – risultare anche molto inferiore a quelli effettivamente svolti. La conseguenza, dunque, è che si allungano, e a volte non di poco, anche i tempi per l’accesso al trattamento pensionistico.
Si tratta di una problematica che colpisce soprattutto chi ha avuto contratti precari, lavoratori autonomi o dipendenti di aziende in crisi. Senza i giusti contributi, il pensionamento diventa un miraggio e, in alcuni casi, l’unica soluzione è ricorrere a costose forme di riscatto.
Ma i problemi non finiscono lì: un altro rischio concreto è per esempio anche la perdita di prestazioni previdenziali come l’indennità di disoccupazione, l’assegno di invalidità o la pensione anticipata. Tutti questi si basano, infatti, proprio sui contributi che sono stati effettivamente versati. E qui entriamo nel cuore del problema, perché sono numerosi i casi (emblematici) in cui le persone si sono viste posticipare la pensione di anni a causa di “buchi” contributivi.
Il controllo con l’INPS per risolvere i problemi: ma si può veramente?
La questione è da sempre una delle più dibattute nel mondo del lavoro, in quanto sono stati numerosi i casi in cui i lavoratori hanno scoperto – soltanto dopo decenni di impiego – che il loro datore di lavoro non aveva mai versato una parte dei contributi dovuti. Una situazione parecchio pesante, e alla quale la legge non ha – sono solo rarissime le eccezioni – potuto porre riparo. E il risultato della grave mancanza è stato che, purtroppo, i lavoratori in questione sono stati costretti a proseguire nei propri impieghi e rimandare, irrimediabilmente, la data del tanto atteso “stop” per il riposo.
Così è accaduto, ad esempio, ad un ex operaio metalmeccanico che, proprio a pochi mesi dalla pensione, ha scoperto di avere un ammanco contributivo di oltre cinque anni. L’azienda in cui aveva lavorato era fallita e non aveva mai provveduto ai versamenti dovuti. Questo lo ha costretto, riferendoci sempre allo stesso caso, a lavorare altri cinque anni proprio per colmare la lacuna. Per evitare brutte sorprese, è fondamentale controllare periodicamente la propria posizione contributiva sul sito dell’INPS. Se si riscontrano anomalie, si può agire tempestivamente richiedendo la regolarizzazione o, nei casi più gravi, avviare azioni legali contro il datore di lavoro.

“Devo ancora lavorare, a 78 anni”: la storia
“Io e la mia ex moglie avevamo una farmacia, un’impresa familiare in cui lei era la titolare. Ho lavorato lì per 25 anni, dal 1975 al 2000, finché mi ha cacciato via senza buonuscita e senza pagarmi i contributi. Ora, a 78 anni, devo ancora lavorare per mantenere la mia nuova famiglia“. Questo è quanto ha raccontato un farmacista bergamasco che, nonostante l’età avanzata, è costretto a lavorare come libero professionista presso farmacie di amici e conoscenti. Un vero e proprio “incubo” che è iniziato quando, dopo aver lasciato l’attività, si è reso conto di non aver mai ricevuto i contributi pensionistici.
“Non mi ero mai preoccupato prima, perché quando le cose vanno bene non pensi che qualcosa possa andare storto“. Il farmacista si è rivolto ai sindacati per cercare di ottenere giustizia, ma la risposta è stata devastante: “Mi hanno detto che non c’era più nulla da fare, perché i contributi non erano stati versati nei tempi giusti“. Negli ultimi dieci anni la sua vita è cambiata radicalmente: “Ho avuto un altro figlio e vorrei potergli lasciare qualcosa. Ma senza pensione, devo ancora lavorare per garantire un futuro alla mia famiglia“, ha aggiunto l’uomo, che continua a prestare servizio come farmacista in modo saltuario. “Le mie gambe mi sostengono ancora e riesco a fare qualche ora nelle farmacie di amici. Lavoro a Partita IVA, senza contratto stabile, e con fatica riesco a mantenere la mia famiglia“.